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Accettare il lavoro che non piace

Sono frustrata il mio lavoro non mi piace.
È giusto accettare il lavoro che non piace?

Molti giovani si arrovellano il cervello, se decidere di accettare un lavoro che non riguarda ciò che hanno studiato e che non risponde alle loro qualità e creatività. Passare dall’Università all’impiego in molti casi è veramente traumatico, i ragazzi fanno sogni e hanno cassetti pieni di speranze che non corrispondono alla realtà, quindi debbono ingoiare tutti i sogni.

Quindi si chiedono, il lavoro che mi offrono farà per me e ce la farò ad accettarlo? Il più delle volte la risposta è negativa.

Perché le offerte di lavoro sono così distanti dal loro immaginario?

Purtroppo in questi ultimi anni il lavoro è una risorsa, caratterizzata da scarsità, quindi rifiutare anche se non rispecchia le loro caratteristiche, diventa un lusso e quindi vengono spinti e costretti dalla disperazione ad accettare un lavoro che non li soddisfa. Cercano di sopprimere dentro di loro la voce che gli dice che sicuramente vorrebbero fare altro nella vita, purtroppo il più delle volte non è possibile ascoltarla. La persona si sente frustrata, perché i suoi sogni e speranze vengono disattese, il mondo del lavoro fa ingoiare delle offerte che sono molto distanti dall’immaginario che hanno sognato.

Nella nostra vita il lavoro occupa un ampio spazio, ci serve per affermarci nella società, per sentirci realizzati e soprattutto per esaudire dei progetti di autonomia dalla famiglia di origine e poter realizzare dei progetti affettivi. Quando tutto ciò non si può realizzare sopravvengono dei problemi psicologici, come depressione, attacchi di panico, rabbia, frustrazioni ed infine rassegnazione e mancanza di autostima. Si avverte il peso di una volontà che non è stata abbastanza forte, un pensiero ossessivo continuo che arrovella la loro vita “vorrei lasciarlo ma non ho il coraggio”.

Non c’è cosa peggiore che odiare il proprio lavoro, svegliarsi la mattina e pensare di passare ancora molti anni a svolgere un attività che non piace. Ci si sente intrappolati in una vita che non ci appartiene e derubati del propria creatività e tempo. La vita diventa piatta e la dimensione psichica pesa: ciò che si prova è alienazione.

Purtroppo in questi ultimi anni c’è una credenza che chi non accetta certi lavori è perché “non si ha voglia di lavorare”, invece bisogna capirlo psicologicamente e cercare di aiutarlo nella sua scelta professionale e non criticarlo, fare in modo che lui dia il meglio di sé e quindi rafforzi la sua autostima che deve essere nutrita e rafforzata e non sopprimerla.
Il lavoro che piace è una conquista, dobbiamo combatterlo per averlo, anche se dobbiamo sacrificare anche la parte economica.

“Scegli il lavoro che ti piace e non lavorerai un solo giorno in tutta la vita” (una frase di Confucio)

 

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