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Forse non sono una brava mamma?

La depressione post-partum è sempre più frequente nella società moderna, ma i mass media danno risalto più ai fatti di infanticidio o madri che non riescono a vivere lo stress e quindi anche se lo hanno molto desiderato e fantasticato durante la gravidanza, non sono capaci di proteggere il loro bimbo dalla loro aggressività.

Ma oltre a queste situazioni molto pubblicizzate, estreme e gravi e per fortuna rare, esiste un ampio numero di donne che dopo il parto vive momenti di difficoltà psicologiche. Tali problematiche appaiono più evidenti nelle primipare, perché sono legate soprattutto all’enorme cambiamento dell’arrivo del bambino che porta con sé.

La mamma, nel momento del rientro a casa con il neonato, si sente il più delle volte inesperta per l’accudimento del piccolo come l’allattamento, il riconoscimento dei segnali di benessere e di malessere e l’adattamento ai ritmi biologici.

La neo-mamma può fallire in questo ruolo e tutto questo le procura ansia e talvolta uno stato depressivo. Può cadere in un tunnel buio, e non c’è nella sua giornata né gioia né sorrisi.

In Italia la depressione post-partum non è molto riconosciuta e curata: è sottostimata, perché il 50% che ne soffre non chiede aiuto e se le viene offerto lo rifiuta.

Chiede aiuto solo per come accudire il bambino, e in seconda battuta per il malessere psicologico e per le difficoltà di coppia. Il più delle volte l’armonia nella coppia tende ad affievolirsi, ci troviamo di fronte ad un parto, tre nascite e due depressioni.

Tre nascite perché insieme al bambino nascono sia il padre che la madre; due possibili depressioni perché il percorso di transizione alla genitorialità può portare stress e disagio a i due neo genitori, specialmente quando si presentano dei di fattori di rischio, come la nascita di un bimbo prematuro.

La letteratura classifica questi disturbi e li indica in 3 categorie principali: Maternity Blues – Depressione pst-partum – Psicosi puerperale.

Il Maternity Blues rappresenta il disturbo emotivo più comune e allo stesso tempo più lieve e transitorio, che ricorre molto spesso nella prima settimana dal parto, si presenta con la tendenza al pianto irritabilità, labilità dell’umore, disturbi del sonno e tristezza, tutto ciò è una conseguenza del parto e nel 20% dei casi si evolve con una depressione maggiore nel giro di un anno.

Mentre nella depressione post-partum che richiede una diagnosi differenziale rispetto alla Maternity Blues, essa può insorgere già verso il sesto mese di gravidanza con tutti i relativi disturbi, come insonnia, autosvalutazione, difficoltà di concentrazione e disturbi alimentari.

Il vero esordio della depressione compare nei primi tre mesi dal parto.

Si aggiungono altri disturbi di tipo ormonale, cambiamento del proprio fisico, variazione del ritmo sonno-veglia a causa dell’allattamento, dissapori con il partner e mancanza di supporto sociale: infatti la famiglia di origine è molto importante per creare un ambiente accogliente per la neo mamma, senza farla sentire in colpa ed una cattiva madre.

La psicosi puerperale è il disturbo psichiatrico più grave e raro. I sintomi caratteristici sono: deliri, allucinazioni, brusche oscillazione dell’umore disturbi del comportamento alimentare. La madre manifesta un rifiuto totale del piccolo e non si dedica neanche alla cura del sé. Spesso compaiono idee paranoide di persecuzione e si rileva un alto rischio di suicidio e di infanticidio.

Tali disturbi hanno delle conseguenze sia a breve che a lungo termine, sia nel bambino che nella relazione di attaccamento tra la madre e il neonato.

Per ovviare queste conseguenze bisognerebbe lavorare in equipe dall’ostetrica, ginecologo, psicologo, medico di base che devono individuare le donne che potrebbero soffrire di questi disturbi, cioè individuare le donne a rischio, oppure intervenire tempestivamente quando i sintomi sono già accertati, soprattutto i suddetti professionisti debbono avere una adeguata preparazione psicologica ed essenziale la disponibilità dell’ascolto.

 

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