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L’EMDR PER ELABORARE IL TRAUMA DELLA VERGOGNA: LA “CENERENTOLA” DELLE EMOZIONI SPIACEVOLI.

In ogni essere umano si percepisce l’autocoscienza della vergogna, che è una emozione, come l’umiliazione, l’invidia, la rabbia, l’orgoglio, il disprezzo e la colpa. Nel bambino la vergogna compare fra i 2 ed i 3 anni e compare a livello corporeo in maniera improvvisa come rossore, caldo freddo, un ripiegamento del corpo su sé stesso, tachicardia, lo sguardo che cambia direzione ed inclinazione della testa.

In quegli istanti la persona percepisce una discesa di rango e di conseguenza anche lo stato sociale e percepisce gli altri come superiori. Si ha la sensazione che gli altri ci potrebbero guardare dentro di esprimere dei giudizi negativi su di noi e sentire il bisogno di nascondersi dallo sguardo dell’altro.

Da qui nascono “Le COGNIZIONI NEGATIVE” che percepiamo come: io mi sento negativo, inadeguato, non vado bene“, di conseguenza si mettono in atto comportamenti come il nascondersi, non sapendo come rispondere e reagire, si attua un ripiegamento su sé stessi.

Nella relazione terapeutica si elabora la “Vergogna”, che è una presenza silenziosa nella stanza della psicoterapia, il terapeuta deve trovare il modo come raccoglierla ed elaborarla, altrimenti potrebbe inquinare il rapporto con il paziente.

Inizialmente in un rapporto terapeutico non compare la parola “Vergogna”, ma sarà il terapeuta ad accennarla con delicatezza perché potrebbe essere scambiato come un giudizio, potrebbe non piacere al paziente.

Il terapeuta per accogliere un paziente deve essere cooperativo, altrimenti il rapporto parte sbilanciato rispetto al rango, ha una posizione di potere rispetto al paziente, in quanto il terapeuta decide l’orario, il luogo, l’onorario a cui il paziente si deve adeguare, tutto questo può far aumentare il disagio di chi si confronta con la vergogna.

Quindi possiamo dire che se si soffre di ranghi di potere, l’EMDR è un’esperienza correttiva, il sistema agonistico potrebbe essere un ostacolo nelle relazioni e nella psicoterapia.

La capacità del terapeuta è quella di saper portare il rapporto su un piano di parità: condividere gli obiettivi e le regole, che riguardano la terapia.

Nel rapporto con il paziente sottomesso, il terapeuta non dovrebbe emettere dei giudizi, non dovrebbe essere consolato e rassicurato, perché l’accudimento lo potrebbe far sentire fragile e debole e svalutato, al contrario dovrebbe  far capire al paziente in quale situazione e con chi ha provato tali emozioni, cioè come il sentirsi svalutato.

Importante, quando il paziente racconta i suoi vissuti, non mostrare espressioni di meraviglia, perché si sentirebbe diverso, al contrario lo psicoterapeuta dovrebbe cercare di collaborare con il paziente, ed insieme scoprire i ricordi disturbanti.

Il terapeuta dovrebbe aiutare il paziente ad esplorare avvenimenti del suo passato, a quando ha iniziato a percepire di sentirsi vergognoso, il perché e chi l’ha fatto sentire cosi.  Se il paziente mostra delle difficoltà dovrebbe imparare a sciogliere i nodi ed a lasciarsi andare ad esprimere le sue emozioni, per poter stare meglio. 

 Ad esempio: parlare di avvenimenti della sua vita che lo facevano sentire diverso dagli altri, che non ha avuto il coraggio di dire a nessuno, perché si vergognava.

Che non si sentiva amabile e se anche ora non si sente amato.

Se è sì cosa avrebbe potuto fare in tali situazioni?

I suoi genitori in passato l’hanno mai fatto sentire così?

Per poter far comprendere sia ai bambini che agli adulti “la Vergogna,” e il sistema del Rango, viene raccontata la “Fiaba di Cenerentola” e si esplorano i personaggi della fiaba,

“Cenerentola” perde la mamma e poi anche il padre ricco e nobile muore (lutto traumatico). Subentrano la matrigna e le sorellastre che iniziano a trattarla come una sguattera sottraendole tutti i suoi beni. Si chiede al paziente se in situazioni analoghe lui/lei come si sarebbe potuto/a sentire, cosa proverebbe, e se nel suo passato l’ha già provato tutto questo?

Sentimenti come: “Collera, tristezza, vergogna, umiliazione, invidia, senso d’inferiorità e d’insicurezza”

Il terapeuta indaga se ci sono stati dei comportamenti adeguati di accudimento dei genitori o solo apparentemente e se c’era un asservimento, cioè mi prendo cura di te solo se fai quello che dico io. Quindi sì è sentito importante per i suoi genitori solo quando ha portato  a casa dei risultati, altrimenti ha avuto la  percezione di perdere il loro affetto in caso d’insuccesso.

Quindi per fare in modo che la vergogna venga superata, bisogna modificare la rappresentazione del sé per non continuare a sentirsi a disagio, colpevoli ed autoaccusandosi.

Quindi dopo studi accurati possiamo constatare che la terapia EMDR è un valido strumento per regolare l’emozioni per rinforzare il senso di sé nel mondo delle relazioni e dopo l’elaborazione dei ricordi traumatici il paziente si orienta verso emozioni più vere e spontanee.   

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